Allenare la persona per far vincere l'atleta
Secondo una ricerca del Michigan State University sullo sport giovanile, fare sport in un ambiente focalizzato sul miglioramento e lo sviluppo di sé piuttosto che sulla competitività o sull’agonismo crea un senso del gruppo più forte e permette un migliore sviluppo dello spirito di iniziativa, delle competenze sociali e dell’identità personale. Questo è quanto emerso da uno studio condotto da Daniel Gould, Ryan Flett e Larry Lauer pubblicato ad agosto 2011 sulla rivista Psychology of Sport and Exercise e che conferma quanto già riscontrato da altri ricercatori, cioè che l’attenzione all’insegnamento e al clima della squadra hanno importanti influenze sullo sviluppo personale dei giovani atleti; più nello specifico i dati della ricerca di Gould, Flette e Lauer indicano ciò che gli allenatori dovrebbero promuovere. Più che il desiderio di vincere, è l’incremento delle abilità e competenze personali degli atleti attraverso un atteggiamento accogliente e interessato nei loro confronti. Gli atleti che hanno preso parte allo studio erano 239, di età compresa tra i 10 e i 19 anni, provenienti da aree urbane svantaggiate, con carenza di servizi e difficoltà economiche e sociali; il campione è stato sottoposto alla somministrazione di diversi test quali Youth Experiences Scale (YES-2), Sport Motivational Climate Scale e Caring Climate Scale ed è stata misurata l’importanza data dagli allenatori allo sviluppo psicologico e della persona. I risultati indicano che un clima di maggior attenzione ai ragazzi ed un orientamento al compito anziché alla competizione o alla vittoria durante gli allenamenti portano a sviluppi positivi per il gruppo e per i singoli. Quando un giovane atleta entra a far parte di un gruppo sportivo entrano in gioco molti meccanismi che vanno al di là dell’allenamento motorio o tecnico, ma che hanno a che fare con le relazioni tra pari e con un adulto che svolge il ruolo di conduttore di quel gruppo e con tutte le dinamiche che si intrecciano al suo interno, passando dalla ricerca di un’identità personale e di un proprio ruolo all’interno di quel gruppo, dalla collaborazione con altri per raggiungere un fine comune, fino ad arrivare al rapporto con l’avversario e a tutti i vissuti che ne derivano. Appare evidente quanto competenze acquisite sul campo da gioco si possano facilmente esportare nella vita oltre lo sport e viceversa, e quanto sia importante esserne ben consapevoli.
Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Aprile 2012 08:07
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L'allenamento alla danza funziona anche per imitazione
Non avete mai preso lezioni di danza eppure, se vi piace assistere alle performance dei ballerini, sappiate che i vostri muscoli, nel frattempo, si preparano per il palco. Cioè si allenano a danzare per imitazione e, per di più, in modo altamente specializzato: si esercitano diversamente se si parla di danza classica o di una movimentata danza indiana, per fare un esempio. A dimostrazione di come l’esperienza visiva funzioni davvero, o quasi, come un insegnamento. È quanto suggerisce un gruppo di ricercatori guidati da Corinne Jola della University of Surrey (Regno Unito) in uno studio pubblicato su Plos One. L’idea alla base della ricerca era far luce sui meccanismi di funzionamento del sistema specchio (quel processo per cui la visione di un’azione determina, nello spettatore, l’attivazione degli stessi neuroni deputati alla sua esecuzione) durante l’osservazione di comportamenti complessi. Come le arti coreutiche, appunto. Per questo gli scienziati hanno fatto ben attenzione a non arruolare ballerini tra i partecipanti allo studio. I 29 volontari sono stati divisi in tre gruppi: alcuni erano appassionati di danza classica, altri erano habituè di spettacoli di danza indiana (più coinvolgente e movimentata) e altri ancora spettatori naïf (il gruppo di controllo). Per valutare l'effetto dell’esperienza visiva, gli scienziati hanno analizzato nei partecipanti quella che viene chiamata eccitabilità corticospinale, cioè una misura di quanto i neuroni responsabili di un particolare movimento siano pronti a eseguirlo - quanto in sostanza siano già in allerta. Ma in che modo si ottiene? Il metodo è abbastanza semplice, basta controllare quanto sia forte il collegamento tra i neuroni a livello della corteccia motoria e il muscolo che dovrebbero muovere: si fanno scaricare artificiosamente le cellule nervose a monte e si misura quanto forte il segnale arrivi a valle. Per attivare i neuroni cerebrali, quindi, i ricercatori hanno usato la stimolazione magnetica transcranica (TMS), un apparecchio che in modo indolore li fa scaricare applicando un campo magnetico in prossimità del cuoio capelluto. Per la misura sul muscolo, invece, bastavano dei semplici elettrodi (che registrano i cosiddetti potenziali evocati motori). Più questi potenziali sono forti, più il segnale trasmesso sarà stato potente in origine.
Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Marzo 2012 09:55
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Muovi il corpo che la testa ti cammina
Più attività fisica, migliore rendimento scolastico. Spettabili istituzioni volete cittadini più intelligenti e preparati? Metteteli nelle condizioni di praticare più attività fisica fin da giovani. Cari insegnanti e genitori volete alunni e figli più concentrati e mentalmente più reattivi? Fate fare loro più esercizio fisico senza inchiodarli davanti a lavagne e televisori per ore ed ore. Questo il consiglio che la scienza offre, alla luce delle più recenti scoperte, a chi si occupa a diverso titolo dell’educazione dei ragazzi. L’ultima in ordine di tempo è dei ricercatori italiani dell’Università di Roma "Foro Italico". Lo studio pubblicato su Medicine Science in Sports Exercise è stato condotto su 138 bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni con lo scopo di verificare in che modo l’attività fisica e quella intellettuale agiscono sulle funzioni cognitive. In particolare, gli scienziati hanno voluto valutare, attraverso tre tipi differenziati di test, uno per settimana, le precise relazioni esistenti negli scolari tra sforzo fisico, attenzione e livelli di concentrazione. Nel primo i bambini sono stati sottoposti a tre sessioni d’esame della durata di 50 minuti ciascuna, dopo avere praticato degli esercizi fisici. Nel secondo, sempre di tre sessioni di 50 minuti, i bambini prima dei test hanno praticato soltanto attività di tipo intellettuale. Nel terzo sia esercizi fisici che attività intellettuali. I risultati, affatto scontati, hanno evidenziato una velocità di elaborazione aumentata del 9% dopo avere eseguito una qualche forma di esercizio mentale, del 10% dopo aver praticato l’attività fisica, solo del 4% dopo l’attività mista. Attraversando l’Atlantico ecco che, come leggiamo sulle pagine di Brain Research, gli scienziati statunitensi dell’University of Illinois, dimostrano come i bambini di 9 e 10 anni più sportivi posseggono migliori capacità mnemoniche e d’apprendimento, nonché un’area cerebrale, l’ippocampo, più sviluppata e più grande rispetto ai coetanei più sedentari. Sono giunti a queste conclusioni utilizzando degli specifici test finalizzati a monitorare abitudini e stili di vita ed esaminando attraverso risonanza magnetica le dimensioni cerebrali di 49 piccoli volontari.
Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Marzo 2012 09:50
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A Scuola InForma: 64 scuole ripartono con il progetto supportato dalla Coca-Cola
Raggiungerà 64 scuole superiori in 8 regioni italiane (Lazio, Puglia, Calabria, Campania, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna e Piemonte), con la partecipazione di 11.200 studenti di età compresa fra i 13 ai 18 anni, il progetto educativo 'A Scuola InForma', realizzato da Modavi Onlus per promuovere stili di vita attivi legati ad una corretta alimentazione ed alla pratica di attività sportive. Si tratta di una seconda edizione, che ha il rinnovato supporto di The Coca-Cola Foundation. Il 92% degli studenti ha detto, in un sondaggio di verifica a conclusione della prima edizione di 'A Scuola InForma', di ''aver appreso il significato di uno stile di vita sano'', e il 62% ha cominciato a prestare maggiore attenzione al cibo e ha cambiato le abitudini alimentari in favore di una dieta più sana ed equilibrata. In particolare, il 19% degli studenti che prima non faceva colazione regolarmente ha cominciato a farla, e il 15% ha cominciato a praticare regolare attività fisica. Inoltre, il 73% degli studenti ha dichiarato di aver ridotto il numero di ore trascorse quotidianamente davanti a Pc e Tv. Per quanto riguarda gli stili alimentari, si evidenzia che il 60% dei giovani intevistati, ha cattive abitudini nutrizionali, con un apporto eccessivo di cibi ricchi di grassi e di zuccheri e al contempo un consumo insufficiente di frutta e verdura. Gli stili di vita nella maggior parte dei casi sono caratterizzati dalla mancanza di attività fisica: il 76% dei giovani dichiara di camminare meno di mezz'ora al giorno, e il 58% non pratica mai sport, se non nelle ore di educazione fisica a scuola. Colpisce anche il numero di ore trascorse mediamente davanti a Tc e Pc: il 45% dei giovani intervistati guarda la Tv per più di 2 ore al giorno, mentre il 38% trascorre più di 2 ore di fronte al Pc.
Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Marzo 2012 08:38
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